La chirurgia protesica mininvasiva con accesso diretto attualmente rappresenta l’ultima frontiera del trattamento chirurgico delle patologie artrosiche e degenerative di anca e ginocchio. Una delle caratteristiche principali di questo approccio chirurgico è il non ricorso alle trasfusioni, quindi un significativo risparmio di sangue, il che significa per il paziente meno rischi. Il protocollo adottato a Villa Lucia Hospital ha consentito di ridurre di oltre il 90% l’uso del sangue trasfuso.

Di seguito una intervista che spiega nel dettaglio come vengono eseguiti gli interventi mininvasivi – sempre più indolori, rapidi, senza necessità di trasfusioni – e quali sono oggi i vantaggi per chi vi si sottopone.

Dottor Lo Bianco, quali sono i benefici di un’operazione che non richiede la trasfusione?
“Meno invasività significa meno lesività, meno dolore, meno sanguinamento e quindi recupero più veloce. Pertanto, in questi anni, abbiamo realizzato un protocollo che verte sia sul controllo accurato delle perdite di sangue intra operatorie, sia sul risparmio ematico. Il nostro obiettivo non è soltanto trattare il problema estetico, che ci interessa relativamente, ma piuttosto quello biologico, affinchè il paziente possa recuperare sempre meglio e affinchè il gesto chirurgico procuri sempre meno danni.
Quando parliamo di presidi chirurgici all’avanguardia, si fa riferimento a interventi che danno il minimo stress al paziente e quindi anche il minimo insulto a tutte le parti molli, per un recupero più veloce”.

In che cosa consiste la chirurgia protesica mininvasiva dell’anca con accesso diretto?
“Stiamo parlando di interventi dal carattere innovativo se non rivoluzionario, destinati a trattare pazienti sempre più esigenti, che non hanno solo la necessità di ridurre il dolore, ma di essere autonomi e autosufficienti nel più breve tempo possibile. Via di accesso mininvasiva significa una piccola incisione di 7-8 cm che, con uno strumentario indicato e dedicato, ci permette di creare un mini varco per poi scollare i piani muscolari, lo stretto indispensabile, con interventi veloci, mai però a scapito della bontà del gesto chirurgico”.

Tutti i pazienti possono essere sottoposti a interventi ortopedici mininvasivi?
“Esistono casi di pazienti che non possono essere candidati alla protesica mininvasiva e sono in genere i pazienti obesi, cardiopatici, con interventi chirurgici precedenti e vecchie cicatrici. Ma anche in questi casi cerchiamo l’approccio meno invasivo possibile”.

E i tempi di degenza?
“Il paziente si rimette in piedi il giorno dopo l’intervento e dopo 5 giorni può tornare a casa e continuare il programma riabilitativo in maniera ambulatoriale.
I tempi di degenza sono totalmente cambiati: la degenza non supera i 4-5 giorni con la possibilità di riprendere la vita di tutti i giorni il prima possibile”.

Quanto durano le protesi?
“Le protesi che vengono impiegate a Villa Lucia Hospital sono di ultima generazione: se in passato la protesi durava 10 – 12 anni, oggi possiamo affermare tranquillamente che è maggiore la longevità degli impianti protesici che possono arrivare oltre i 15 anni”.

Quali saranno i prossimi passi verso la ulteriore mininvasività?
“Stiamo partendo soltanto in casi selezionati ad eliminare il drenaggio e a non mettere al paziente nemmeno il catetere, che di solito, prima e dopo l’intervento, serve a controllare meglio la diuresi e la perdita di liquidi. L’eliminazione del catetere ci permette di dare ancora meno trauma al paziente. Stiamo andando verso un nuovissimo concetto di intervento protesico che mira ad essere eseguito come se fosse in regime ambulatoriale. Per raggiungere un simile traguardo stiamo lavorando sulla innovazione delle tecniche ma soprattutto sulla educazione di tutta l’equipe”.